Ansia da WhatsApp
I nove comportamenti che in chat risultano insopportabili secondo un'associazione di consumatori.
Fissare lo schermo di uno smartphone in attesa di un segno. La doppia spunta blu — fredda conferma tecnica — è diventata il nuovo termometro dei rapporti umani. Secondo una recente indagine di Facile.it il silenzio post-visualizzazione (1) è il peccato capitale della nostra epoca. Quasi un italiano su due non lo tollera; tra i giovani, la quota sale a un febbrile 63,6%.
Siamo davanti a un cortocircuito psicologico. Amiamo i messaggi perché sono discreti, perché ci permettono di non rispondere subito, di soppesare le parole tra un caffè e una riunione. Ma questa libertà vale solo per noi stessi; quando siamo noi a inviare, pretendiamo la solerzia di un maggiordomo vittoriano.
Se lei (o lui) legge e tace, non è solo una dimenticanza: è un affronto, un declassamento sociale, un “non vali il movimento del mio pollice”.
L’anti-galateo di WhatsApp disegna una mappa curiosa di altri nostri nervosismi quotidiani.
Al secondo posto troviamo le intramontabili catene di Sant’Antonio (2) che viaggiano nell’etere seguite dallo spam politico e commerciale (3).
Poi l’oscurantismo della spunta (4): disattivare la conferma di lettura è visto come un atto di congiura affettiva, ti concedi ma poi ti neghi… (29,8%).
Quindi i… sequestri di persona virtuali (5): Venire aggiunti a un gruppo senza permesso è il corrispondente moderno di essere chiusi in una stanza con degli sconosciuti urlanti.
L’ansia del frammento (6): messaggi spezzettati che fanno vibrare il telefono come un martello pneumatico, audio infiniti (7) che somigliano a podcast non richiesti e il tutto maiuscolo (8) che, sulla carta come sullo schermo, equivale a gridare al ristorante.
Chiude la classifica, con un dignitoso 18,6%, l’usatissimo “pollice in su” (9). Una risposta che vorrebbe essere sintetica e finisce per risultare sbrigativa, un congedo per chi ha finito gli argomenti.
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